Altre lingue:

Racconta il tuo Angelo: quell’Angelo mi ha Salvato la Vita

Aprile di tre anni fa, mattina. Stavo andando al lavoro. La sera prima avevo visitato la mia nuova casa e avevo constatato che i lavori di ristrutturazione volgevano al termine, da lì a qualche tempo mi sarei potuta trasferire. Questo significava che sarebbe stata la fine definitiva, dopo dieci anni, della mia storia con chi avevo sempre amato come mio compagno di vita. Ho scoperto che, nel dolore, uno arriva ad un punto che non sente più nulla. Si supera una soglia oltre la quale diventi un meccanismo. Ti alzi, mangi perché è abitudine, ti muovi perché così hai sempre fatto e ritorni a dormire, se ci riesci. Nulla di quello che stai facendo ha più importanza. Non sentire più nulla è una cosa peggiore del dolore stesso, perché se provi ancora dolore significa che sei ancora vivo. Altrimenti, sei già morto. Dentro. Quella mattina era così per me. Cambio di metro. Stavo aspettando il secondo treno, che noi milanesi chiamiamo la rossa. Quella metropolitana ha una particolarità, la corrente non la prende dai fili in alto, come un tram, ma da un terzo binario, per terra, al centro degli altri due. Alta tensione. Chi tocca muore. Io ero lì ad aspettare. Avevo davanti i binari. Mi sono ritrovata a pensare che di me non gliene fregava niente a nessuno. I miei genitori sono anziani, fra qualche anno li avrei comunque persi. Mio fratello è sistemato con la sua compagna. Amici veri non ne ho, o almeno qualcuno che si sarebbe accorto della mia mancanza non ce n’è. Trovare un altro compagno è follia pura. Un figlio, passati i 40 anni, non se ne parla proprio. Il lavoro è quello che è. La metro non arriva ed io guardo quel binario. L’idea di chiudere lì la mattina, anzi tutte le mattine, mi sembra piacevole. Molto. Almeno l’avrei finita di essere così, già morta dentro. La decisione è presa. Ogni pensiero sparisce ed è solo silenzio. Dentro e fuori di me.
Ed è allora che sento una voce, mi pare alle spalle.
«Dio ha un disegno su di te, ti ha voluto qui, se muori lo deluderai».
In quel momento, per una frazione di secondo, ho avuto la sensazione di una grande serenità. Poi ho ripreso a sentir dolore, a sentirmi viva. Questo ho sentito ed ho capito che non sarebbe stato facile andare avanti, ma a qualcuno importava che lo facessi. Infatti, andare avanti non è stato facile ed, in alcuni momenti, non lo è ancora oggi, ma da allora non mi sono più sentita morta dentro. Questo è capitato. Forse è stato solo il mio spirito di conservazione, che alla fine è prevalso, ma io non credo. Io credo che qualcuno, un angelo forse, con le sue parole, mi abbia riacciuffato per i capelli, altrimenti non mi spiego perché il riprendere a sentir dolore. Non mi spiego quella sorta di serenità, che seppur per una frazione di secondo, ho provato. Io ho fede, credo in un Dio, che mi ha amato e mi ama, e mi ha pensato e mi ha voluto qui, fin dall’inizio del tempo, anzi prima che il tempo fosse. Ha voluto me, Antonella, qui e ora. Non so perché, e vigliacca se ho capito quale sia il Suo disegno su di me, ma io questo credo.
Antonella

La Festa
Questo articolo è stato letto 1.942 volte.

Lascia un Commento

PROGRAMMA 2017

programma300px


LA TSHIRT  DELLA  SOLIDARIETA'

thisirt2017_300px


Newsletter

Inserisci la tua email per essere aggiornato sulle nostre offerte

Privacy

  • Seguici su

    • Facebook
    • Twitter
    • Google Plus
    • Feed RSS
    • Newsletter
    • Contatti
    • Android